SIGNATURE – di Davide De Vincentiis

Ogni generazione riceve una storia e, nello stesso tempo, costruisce quella che consegnerà alla successiva. La memoria nasce nella conoscenza che permette di comprendere ciò che è stato e nella responsabilità con cui raccontiamo ciò che sta accadendo.

Il passato possiede la certezza di ciò che è accaduto. Una partita conclusa conserva il proprio risultato, una vittoria rimane tale e una sconfitta occupa definitivamente il proprio posto nella sequenza degli eventi. Intorno a questa certezza continua però a svilupparsi il significato, perché il tempo non modifica i fatti, ma la distanza dalla quale possiamo comprenderli. È dentro questa relazione tra ciò che accade, ciò che comprendiamo e ciò che consegniamo attraverso le parole che comincia la memoria.

Siamo abituati a pensare che la storia appartenga soprattutto a ciò che è lontano. Lo sport dimostra il contrario ogni giorno. Una gara termina e ciò che pochi istanti prima era presente entra immediatamente in un percorso che potrà essere ricostruito e tramandato; una giornata di campionato aggiunge un capitolo alla stagione, un Gran Premio modifica la traiettoria di un mondiale, una rivalità costruisce gara dopo gara la propria dimensione. Il presente non attende di diventare lontano per cominciare a essere storia: la costruisce mentre accade.

Quando torniamo ad Ayrton Senna disponiamo oggi della prospettiva completa di una vicenda che il suo tempo poteva conoscere soltanto mentre si sviluppava. Possiamo ricostruirne le vittorie, le pole position, le rivalità, il rapporto con il limite e l’influenza esercitata sulla Formula 1. Senna, mentre viveva la propria storia, conosceva il presente che aveva davanti. Lo stesso accade oggi con un pilota che modifica gli equilibri di un mondiale, una rivalità che cresce nel rally, un talento che emerge nel calcio, nel tennis o nell’atletica: ciò che accade possiede già un posto nel proprio tempo e raccontarlo significa comprenderne il valore dentro il percorso al quale appartiene.

Passato e presente diventano così due dimensioni della stessa conoscenza. Raccontare ciò che è stato significa restituirne il contesto, gli uomini, le condizioni e le conseguenze; raccontare ciò che accade significa riconoscerne le radici, documentarne il percorso e collocarlo nella continuità dello sport. Il passato porta con sé la profondità della distanza, il presente la forza dell’accadimento, mentre la scrittura permette a entrambi di diventare patrimonio.

È una responsabilità enorme, perché ogni racconto entra nella conoscenza di chi legge. Una finale può essere preparata per mesi, attraversata da decisioni, intuizioni, errori e paure, per poi rimanere nella memoria attraverso un solo gesto. Una stagione può concentrarsi in una notte, una carriera trovare la propria sintesi in un’impresa, un’epoca riconoscersi in una rivalità. La scrittura custodisce ciò che esiste intorno a quella sintesi, affinché la forza del simbolo conservi la profondità della storia dalla quale proviene.

Ogni dato acquista valore quando viene collocato nel contesto che lo ha prodotto; ogni record racconta un limite precedente, l’uomo che lo ha superato e ciò che quel superamento ha modificato; ogni vittoria porta con sé avversari, difficoltà e scelte che ne determinano la grandezza. Senna vive oltre il numero delle sue vittorie, Maradona oltre i suoi gol, Muhammad Ali oltre il numero dei suoi incontri perché la loro eredità appartiene anche alla dimensione umana e culturale che il racconto ha saputo conservare.

La stessa responsabilità accompagna ciò che scriviamo oggi. Una corsa della Formula 1 o della MotoGP, una sfida nel Mondiale Rally, una giornata di calcio, un’impresa nel tennis o nell’atletica appartengono già al patrimonio del loro tempo. La cronaca ne certifica l’accadimento, la conoscenza ne definisce il contesto e la scrittura permette di comprenderne la posizione dentro una storia più grande. È così che l’attualità acquista profondità e ciò che oggi chiamiamo presente costruisce la memoria attraverso la quale verrà conosciuto.

In un’epoca nella quale un risultato raggiunge il mondo quasi nello stesso istante in cui viene prodotto, la responsabilità della scrittura cresce. Sapere chi ha vinto richiede pochi secondi; comprenderne il valore richiede competenza, ricerca, contesto e capacità di relazione. È in questa distanza che una testata definisce il proprio valore, perché chi entra in contatto con una pubblicazione affida per alcuni minuti una parte della propria conoscenza a chi l’ha costruita.

Quell’affidamento impone rigore, profondità e rispetto per l’intelligenza di chi legge. Il lettore dovrebbe terminare una storia possedendo qualcosa che prima non aveva: una conoscenza, una relazione, una prospettiva, la possibilità di comprendere meglio un atleta, una competizione, un’epoca e, attraverso lo sport, anche qualcosa dell’uomo. È qui che il racconto sportivo raggiunge una delle proprie forme più alte, perché la cultura produce valore quando riesce ad arricchire chi la incontra e a trasformare la curiosità in comprensione.

Scrivere significa allora entrare, attraverso le parole, nella formazione della memoria di un’altra persona. Ciò che mettiamo nero su bianco può accompagnarla oggi e tornare a parlarle tra anni, quando il presente descritto in quelle righe avrà assunto una profondità diversa. Precisione, competenza e responsabilità appartengono allo stesso gesto, perché ogni pubblicazione destinata a durare porta con sé qualcosa che supera il momento nel quale viene letta.

Viviamo continuamente tra due direzioni. Riceviamo un passato costruito anche dalle parole, dalle testimonianze e dalle ricostruzioni di chi ci ha preceduto e, mentre proviamo a comprenderlo, stiamo già producendo il passato che qualcun altro riceverà da noi. Siamo contemporaneamente eredi e testimoni, custodi di ciò che ci è stato consegnato e responsabili di ciò che consegneremo.

È proprio in questa doppia condizione che la memoria diventa responsabilità: ciò che è stato merita di essere compreso, mentre ciò che sta accadendo merita di essere raccontato sapendo che un giorno qualcuno potrebbe avere bisogno di comprenderlo.

Perché il passato non ha bisogno di noi per essere esistito e il presente non ha bisogno di noi per accadere. Ma entrambi hanno bisogno di un racconto se vogliamo che, attraversando il tempo, continuino ad avere significato.

Non tutto ciò che accade resterà. Ma tutto ciò che resterà, prima di diventare memoria, è stato presente davanti a qualcuno capace di comprenderne il valore, ricostruirne il percorso e affidarlo alle parole.

Ed è nel punto quasi invisibile in cui ciò che stiamo vivendo comincia già a diventare ciò che ricorderemo che si misura la responsabilità di chi ha scelto di raccontare lo sport.

Davide De Vincentis
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IL VALORE DI UNA STORIA
Ogni memoria comincia da una storia capace di essere raccontata.

QUANDO LO SPORT DIVENTA CULTURA
Una storia attraversa il proprio tempo quando il suo significato supera il risultato.

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Il tempo conserva la grandezza. E, continuando a interrogarla, può cambiarne il significato.


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