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di Matteo Miccoli •
Alexander Zverev conquista gli US Open battendo Ben Shelton 6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2 e torna sul luogo della sconfitta che aveva segnato la sua carriera. Sei anni dopo la finale perduta contro Dominic Thiem, quando era avanti due set e arrivò a servire per il titolo, il tedesco completa il proprio ritorno a New York da campione. Roland-Garros e US Open nella stessa stagione, due Slam in tre mesi e una certezza finalmente trasformata in storia.
Ci sono luoghi che un campione attraversa e luoghi ai quali, prima o poi, deve tornare. Per Alexander Zverev New York apparteneva alla seconda categoria. L’Arthur Ashe Stadium conservava dal 2020 una delle sconfitte più dolorose della sua carriera: due set di vantaggio contro Dominic Thiem, il servizio per il titolo sul 5-3 del quinto, la possibilità di chiudere e poi una finale scomparsa proprio quando sembrava essere diventata sua. Sei anni dopo Zverev è tornato sullo stesso campo e questa volta non ha lasciato nulla dietro di sé.
Ha battuto Ben Shelton 6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2 e ha conquistato il primo US Open della carriera, il secondo titolo del Grande Slam dopo il Roland-Garros vinto tre mesi prima. Ma raccontare questa finale soltanto attraverso i due trofei significherebbe perdere la parte più importante. New York non ha semplicemente aggiunto uno Slam alla bacheca di Zverev. Ha completato una storia rimasta aperta per sei anni.
Dall’altra parte della rete c’era un uomo accompagnato da un intero Paese. Shelton disputava la prima finale Slam della carriera dopo aver eliminato il campione uscente Carlos Alcaraz nei quarti, al termine di una battaglia di quattro ore e ventotto minuti, e Frances Tiafoe in semifinale. Gli Stati Uniti aspettavano dal 2003 un nuovo campione Slam nel singolare maschile, dall’ultimo US Open conquistato da Andy Roddick. Shelton era inoltre il primo uomo afroamericano statunitense a raggiungere la finale di New York dai tempi di Arthur Ashe nel 1972. Non rappresentava soltanto l’avversario di Zverev. Rappresentava una delle grandi storie che questo US Open avrebbe potuto consegnare al tennis americano.
Era dunque una finale costruita su due attese. Quella degli Stati Uniti durava ventitré anni. Quella personale di Zverev ne durava sei.
Il tedesco ha cominciato mostrando immediatamente quale delle due storie avrebbe provato a controllare. Shelton ha commesso doppio fallo sulla palla break già nel primo game e Zverev ha preso il comando. Da quel momento ha imposto alla partita il proprio ordine attraverso servizio, profondità e pazienza, impedendo al rivale di trasformare l’energia dell’Arthur Ashe in una forza incontrollabile. Un altro doppio fallo dell’americano ha chiuso il primo set sul 6-3.
Il secondo ha portato la pressione ancora più in alto. Shelton ha protetto il servizio ed è rimasto dentro la partita fino al tie-break, mentre il pubblico cominciava a percepire la possibilità di un cambiamento. È stato invece il momento nel quale Zverev ha prodotto una delle sequenze più nette della finale. Ha conquistato i primi cinque punti e ha chiuso 7-2. Due set a zero.
I numeri dicevano che il titolo era vicino. La memoria diceva che Zverev conosceva già quella situazione.
Shelton ha rifiutato il ruolo del finalista destinato alla sconfitta. Nel terzo set ha continuato a servire, spingere e cercare il campo. Zverev ha salvato una palla break nel sesto game con il rovescio, ma l’americano è rimasto dentro la partita e nel finale ha trovato la profondità necessaria per strappare il servizio al tedesco e chiudere 7-5.
Per la prima volta la finale ha cambiato direzione.
Ed è proprio lì che si è vista la distanza fra ciò che era accaduto sei anni prima e ciò che Zverev è diventato nel 2026. Non ha permesso al set perduto di trasformarsi in una domanda. Nel quarto ha ripreso immediatamente il comando e un lungo scambio di venticinque colpi gli ha consegnato il break iniziale. Da quel momento Shelton ha continuato a cercare una porta per rientrare, ma Zverev non l’ha più aperta. Il 6-2 conclusivo non racconta soltanto una superiorità tecnica: racconta la capacità di riconoscere il momento nel quale una finale può sfuggire e impedirle di farlo.
La storia di questa vittoria, del resto, era cominciata molto prima dell’ultimo atto. Nei primi due turni Zverev aveva dovuto giocare dieci set complessivi contro Lorenzo Sonego e Quentin Halys. Poi il suo torneo aveva cambiato forma. Alejandro Tabilo, Luciano Darderi, Botic van de Zandschulp e Karen Khachanov erano caduti senza riuscire a portargli via un set. La fatica iniziale si era trasformata progressivamente in controllo.
Prima della finale il tedesco aveva trascorso 19 ore e 38 minuti in campo e servito 87 ace, il dato più alto del torneo a quel momento. Numeri che raccontavano la quantità del suo US Open, ma non ancora il significato della stagione. Quello era già scritto altrove: semifinale all’Australian Open, campione al Roland-Garros, finalista a Wimbledon e infine campione a New York.
Quattro Slam. Quattro volte almeno in semifinale. Tre finali. Due titoli.
Il Roland-Garros aveva cambiato il rapporto di Zverev con la propria carriera. Per anni era stato uno dei giocatori più forti della sua generazione senza avere ancora conquistato ciò che definisce definitivamente un grande tennista. Aveva vinto l’oro olimpico, due ATP Finals, Masters 1000, aveva raggiunto finali Slam e aveva attraversato anche il grave infortunio alla caviglia del 2022. A Parigi, contro Flavio Cobolli, aveva finalmente conquistato il primo Major. Tre mesi dopo New York dimostra che quella vittoria non era la conclusione della rincorsa, ma l’inizio di qualcosa di nuovo.
A ventinove anni Zverev non sta più cercando il momento nel quale diventare campione Slam. Quel momento è arrivato. Adesso sta costruendo ciò che viene dopo.
Anche per questo Shelton rende la vittoria ancora più significativa. L’americano ha perso, ma New York ha visto un giocatore capace di eliminare Alcaraz, superare Tiafoe e arrivare alla prima finale Slam sostenendo il peso di un’attesa che dura da una generazione. Non ha interrotto il digiuno degli Stati Uniti, ma è arrivato abbastanza vicino da rendere nuovamente credibile l’idea che possa accadere.
Quando l’ultimo colpo di Shelton è finito lungo, Zverev era talmente concentrato da non essersi nemmeno accorto immediatamente di avere vinto. È tornato verso la linea di fondo pronto a ricevere ancora. Solo l’annuncio dell’arbitro e la reazione dello stadio gli hanno fatto comprendere che non esisteva più un punto successivo da giocare.
Forse è proprio questa l’immagine perfetta della sua vittoria. Per anni Alexander Zverev ha inseguito il punto che avrebbe dovuto cambiare la propria storia. A New York ha continuato a giocare persino quando quel punto era già arrivato.
Gli US Open 2026 consegnano così a ESPORTIX due immagini da custodire insieme. Nel torneo femminile Elena Rybakina ha conquistato New York completando la propria ascesa al numero uno mondiale. Nel torneo maschile Alexander Zverev è tornato sul campo della propria sconfitta più dolorosa e lo ha trasformato nel luogo della consacrazione.
Nel 2020 aveva avuto il titolo davanti agli occhi e lo aveva visto scomparire.
Nel 2026 è tornato nello stesso stadio con un Roland-Garros già conquistato, una carriera diversa alle spalle e un’altra possibilità davanti.
Questa volta New York non gli ha restituito niente.
Zverev è tornato a prendersela.
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OFFICIAL FRAME
US OPEN 2026 — MEN’S SINGLES
MATCH
Campione
Alexander Zverev — Germany
Finalista
Ben Shelton — United States
Finale
Zverev b. Shelton
6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2
Data
13 settembre 2026
Sede
USTA Billie Jean King National Tennis Center — New York
Centre Court
Arthur Ashe Stadium
Superficie
Hard court
CHAMPION
ALEXANDER ZVEREV
29 anni
Germania
Numero 2 ATP alla vigilia del torneo
Testa di serie numero 1
Primo US Open
Secondo titolo del Grande Slam
Secondo Major del 2026
GRAND SLAM TITLES
Roland-Garros — 2026
US Open — 2026
Tre mesi. Due Major. La nuova dimensione di Alexander Zverev.
THE 2026 GRAND SLAM SEASON
Australian Open — SEMIFINALE
Roland-Garros — CAMPIONE
Wimbledon — FINALISTA
US Open — CAMPIONE
Quattro Slam. Quattro semifinali o meglio. Tre finali. Due titoli.
THE CHAMPION’S PATH
R128 — b. Lorenzo Sonego
6-4, 3-6, 6-7(7), 7-5, 6-4
R64 — b. Quentin Halys
6-4, 4-6, 7-6(3), 6-7(3), 6-3
R32 — b. Alejandro Tabilo
6-2, 7-6(2), 6-2
R16 — b. Luciano Darderi
6-2, 6-2, 7-6(3)
QF — b. Botic van de Zandschulp
6-2, 7-5, 6-1
SF — b. Karen Khachanov
6-3, 7-6(7), 7-6(6)
F — b. Ben Shelton
6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2
7 PARTITE. 7 VITTORIE. 2 SLAM NEL 2026. 1 CONTO CHIUSO CON NEW YORK.
THE NUMBERS
19h38 — tempo trascorso in campo prima della finale
87 — ace realizzati prima della finale, miglior dato del torneo
47.521 piedi — distanza percorsa prima della finale
18-4 — set vinti e persi prima della finale
6 — finale Slam della carriera
3 — finali Slam raggiunte nel 2026
2 — titoli del Grande Slam nel 2026
6 — anni dalla finale perduta a New York nel 2020
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KEY MOMENTS
The moments that changed the match
01 — IL PRIMO STRAPPO | CAMPO
Shelton apre la finale con un doppio fallo sulla palla break. Zverev prende immediatamente il comando e non restituisce il vantaggio. Un altro doppio fallo dell’americano chiude il primo set: 6-3.
02 — CINQUE PUNTI PER PRENDERSI IL TIE-BREAK | CAMPO
Il secondo set arriva al momento nel quale Shelton può cambiare l’energia della finale. Zverev risponde conquistando i primi cinque punti del tie-break e chiudendolo 7-2. Due set a zero.
03 — IL PASSATO NON ENTRA NEL QUARTO SET | MENTALITÀ
Shelton conquista il terzo 7-5. La situazione richiama inevitabilmente la finale del 2020, quando Zverev perse dopo essere stato avanti due set. Questa volta il tedesco interrompe immediatamente l’inerzia e ricomincia a comandare.
04 — VENTICINQUE COLPI | IL PUNTO DELLA SVOLTA
Nel quarto set uno scambio di 25 colpi consegna a Zverev il break iniziale. È il momento nel quale la finale prende definitivamente la sua direzione. Da lì il tedesco non concede più il comando fino al 6-2.
Quattro momenti. Sei anni di distanza. Lo stesso campo. Un campione diverso.
US OPEN — IDENTITY
Prima edizione — 1881
Era Open — dal 1968
Sede attuale — New York, dal 1978
Categoria — Grand Slam
Superficie — Hard court
Arthur Ashe Stadium — 23.200 posti
ZVEREV — NEW YORK
2020 — FINALISTA
2026 — CAMPIONE
2020 — avanti due set contro Dominic Thiem
2020 — servizio per il titolo sul 5-3 del quinto set
2026 — vittoria contro Ben Shelton in quattro set
Sei anni. Due finali. Una storia finalmente completata.
THE LAST 10 CHAMPIONS
2026 — Alexander Zverev
2025 — Carlos Alcaraz
2024 — Jannik Sinner
2023 — Novak Djokovic
2022 — Carlos Alcaraz
2021 — Daniil Medvedev
2020 — Dominic Thiem
2019 — Rafael Nadal
2018 — Novak Djokovic
2017 — Rafael Nadal
Dieci edizioni. Sei campioni differenti. Nel 2026 New York aggiunge Alexander Zverev alla propria storia.
ESPORTIX CONNECTION
ELENA RYBAKINA — NEW YORK HA UNA NUOVA REGINA
Elena Rybakina conquista gli US Open 2026 battendo Aryna Sabalenka e completa il torneo diventando la nuova numero uno mondiale.
Due finali. Due campioni. Una sola New York. ESPORTIX le racconta entrambe.
ESPORTIX CONNECTION
ALEXANDER ZVEREV — PARIGI, IL PRIMO GRAND SLAM
Tre mesi prima di New York, Alexander Zverev aveva sconfitto Flavio Cobolli in cinque set nella finale del Roland-Garros, conquistando il primo Major della carriera e diventando il primo tedesco a vincere uno Slam maschile dai tempi di Boris Becker all’Australian Open 1996.
Parigi gli aveva consegnato il primo Slam. New York dimostra che non sarebbe rimasto solo.
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Una finale assegna un titolo. Alcune vittorie completano una storia rimasta aperta per anni.
ESPORTIX segue il presente, custodisce i numeri e collega ogni vittoria al percorso che l’ha preceduta e alla storia che continuerà dopo l’ultimo punto.
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