FOOTBALL FACTS – di Matteo Miccoli

Un quarto di secolo è servito per poter osservare fino in fondo uno dei trasferimenti più importanti nella storia del calcio mondiale. Nel 2001 la Juventus cedette Zinedine Zidane al Real Madrid per una cifra record, circa 150 miliardi di lire. Madrid acquistò il fuoriclasse che cercava, Torino trasformò quella partenza nella ricostruzione di una squadra vincente. Venticinque anni dopo possiamo misurare l’intera eredità di quell’operazione: una delle rarissime volte in cui il mercato non produsse un vincitore e uno sconfitto. In modi differenti, vinsero tutti.

È l’estate del 2001. Zinedine Zidane ha ventinove anni, un Pallone d’Oro, un Mondiale e un Europeo conquistati con la Francia. È uno dei calciatori più importanti del pianeta e da cinque stagioni veste la maglia della Juventus, il club nel quale il suo talento ha raggiunto la dimensione dei grandissimi. Poi accade qualcosa destinato a modificare contemporaneamente la storia di due società: la Juventus decide di venderlo e il Real Madrid decide di pagarlo più di quanto sia mai stato pagato un calciatore.


9 luglio 2001. A Madrid viene presentato Zinedine Zidane. L’operazione è gigantesca: circa 150 miliardi delle vecchie lire, intorno ai 77,5 milioni di euro, una cifra che stabilisce un nuovo primato mondiale. Quella data diventa il punto esatto dal quale iniziano due percorsi destinati ad allontanarsi geograficamente e, nello stesso tempo, a continuare a parlarsi per anni. Zidane comincia la propria vita madridista, mentre la Juventus apre una ricostruzione che porterà a Torino alcuni degli uomini destinati a segnare il nuovo ciclo bianconero.
In quel momento tutti conoscono il prezzo. Nessuno può ancora conoscere il valore.


Perché ci sono trasferimenti che possono essere raccontati attraverso una firma, una fotografia, una presentazione e una cifra, e ce ne sono altri che continuano a produrre effetti molto tempo dopo che il contratto è stato depositato. Per comprendere davvero Zidane dalla Juventus al Real Madrid bisogna allora fare qualcosa che nel luglio del 2001 era impossibile: bisogna aspettare. Seguire contemporaneamente la strada che da Torino porta a Madrid e quella che continua a svilupparsi a Torino dopo la sua partenza. Attraversare Glasgow, gli Scudetti della Juventus, il Pallone d’Oro di Pavel Nedvěd, la lunghissima storia juventina di Gianluigi Buffon, la Décima del Real Madrid, le tre Champions League consecutive vinte da Zidane allenatore e arrivare fino al 2026.


Un quarto di secolo più tardi il quadro è finalmente abbastanza grande per essere osservato nella sua interezza. Ed emerge una delle conclusioni più rare che il grande mercato calcistico possa consegnare: la Juventus vendette Zidane e vinse, il Real Madrid comprò Zidane e vinse, Zidane lasciò Torino e vinse. Quella volta il mercato riuscì a distribuire il futuro senza lasciare necessariamente uno sconfitto.


2001: IL GIORNO IN CUI CAMBIÒ IL PREZZO DEL TALENTO
Quando il Real Madrid porta Zidane in Spagna, il francese non è semplicemente uno dei migliori centrocampisti del mondo. È già Zinedine Zidane. Alla Juventus ha trascorso cinque stagioni, dal 1996 al 2001, collezionando 212 presenze e 31 reti secondo l’archivio ufficiale bianconero. Ha conquistato due Scudetti, una Supercoppa italiana, una Supercoppa europea e una Coppa Intercontinentale. Nel 1998 ha vinto il Pallone d’Oro; con la Francia è diventato campione del mondo nel 1998 e campione d’Europa nel 2000. Torino lo ha visto trasformarsi nel calciatore capace di governare il gioco ai massimi livelli, mentre la nazionale francese lo ha consacrato come uno dei simboli assoluti della propria generazione.


Florentino Pérez lo vuole al Real Madrid. Il progetto dei grandi campioni sta prendendo forma e Zidane rappresenta qualcosa che supera la necessità di coprire una posizione. È prestigio, talento, immagine, leadership tecnica. È uno di quei calciatori che non vengono acquistati semplicemente per completare una squadra: vengono acquistati perché una squadra possa riconoscersi intorno alla loro grandezza. Il Real Madrid sta pagando una somma mai vista per un calciatore; la Juventus sta cedendo il proprio numero 21 nel momento in cui è uno dei simboli assoluti del calcio mondiale.
La fotografia dell’estate 2001 sembra semplicissima: Madrid prende il campione, Torino perde il campione. Ma mentre Zidane prende la strada della Spagna, a Torino sta iniziando contemporaneamente un’altra trasformazione. Ed è proprio questo doppio movimento che, venticinque anni dopo, cambia completamente il significato dell’operazione.


MADRID COMPRA IL GENIO, TORINO COSTRUISCE UN’ALTRA JUVENTUS
Le due traiettorie cominciano praticamente nello stesso momento. A Madrid arriva Zidane. A Torino arrivano Gianluigi Buffon, Lilian Thuram e Pavel Nedvěd. È la stessa Juventus, nelle proprie ricostruzioni storiche, a indicare proprio questi tre innesti come fondamentali nella squadra del ritorno di Marcello Lippi, dopo le partenze di Zidane e Filippo Inzaghi. Da una parte un uomo capace di cambiare la qualità e l’immaginario di una squadra, dall’altra tre campioni chiamati a modificare profondamente la struttura della Juventus.
Ed è forse qui una delle intuizioni più importanti di quell’estate. La Juventus non prova a trovare un altro Zidane, perché un altro Zidane non esiste. Non cerca sul mercato una copia del francese da collocare nella stessa zona del campo chiedendogli di riprodurne il calcio. Sceglie una strada differente: non sostituisce Zidane con un uomo, prova a sostituirne la perdita costruendo una squadra diversa.


Buffon porta certezza, leadership e una soluzione destinata a durare ben oltre la stagione della ricostruzione. La sua esperienza juventina, iniziata proprio nell’estate del 2001, attraverserà epoche, vittorie, cadute e rinascite, trasformandolo in una delle figure più identificabili della storia moderna del club. Thuram aggiunge forza, esperienza internazionale, personalità e qualità difensiva. Nedvěd porta corsa, intensità, tecnica, carattere e una maniera completamente differente di incidere sul gioco.
Tre uomini, tre funzioni, tre personalità destinate a lasciare un segno enorme. Madrid investe nell’unicità di un uomo; Torino trasforma l’unicità perduta nella forza di una nuova struttura. La Juventus compie così qualcosa di concettualmente molto interessante: vende un fuoriclasse e compra una struttura.


Naturalmente sarebbe storicamente scorretto sostenere che i circa 150 miliardi incassati per Zidane abbiano materialmente finanziato da soli l’intera campagna acquisti. Nella stessa estate lascia Torino anche Filippo Inzaghi, destinazione Milan, insieme ad altri giocatori. I bilanci della Juventus registrano infatti proprio nelle cessioni di Zidane e Inzaghi una parte rilevantissima delle plusvalenze di quella stagione. È una vera ristrutturazione dell’organico, non una semplice operazione di sostituzione. Ma la cessione record di Zidane rappresenta inevitabilmente il grande spartiacque economico e tecnico di quella trasformazione.


E mentre Torino ridisegna la propria squadra, Madrid consegna il nuovo numero 5 al talento di Zidane. Le due strade sono partite. Da questo momento, per comprenderle davvero, bisogna osservarle insieme.


GLASGOW E UDINE: DUE VITTORIE NELLO STESSO ANNO
Zidane arriva al Real Madrid con un grande desiderio ancora da realizzare: vincere la Coppa dei Campioni. Gli basta una stagione. Il 15 maggio 2002, ad Hampden Park, Glasgow, Real Madrid e Bayer Leverkusen si affrontano nella finale di Champions League. Roberto Carlos manda verso il centro un pallone alto, difficile, apparentemente imperfetto. Zidane lo aspetta e colpisce di sinistro al volo. È uno dei gesti tecnici destinati a entrare nell’iconografia del calcio mondiale. Il pallone finisce in porta, il Real Madrid conquista la nona Coppa dei Campioni e meno di un anno dopo essere diventato il calciatore più costoso della storia Zidane firma uno dei gol più celebri mai realizzati in una finale europea.


Madrid ha già ottenuto la propria risposta. Ma pochi giorni prima era arrivata anche quella di Torino. Il 5 maggio 2002 la Juventus di Marcello Lippi arriva all’ultima giornata inseguendo l’Inter. La squadra nerazzurra perde 4-2 contro la Lazio all’Olimpico, la Juventus vince 2-0 a Udine e diventa campione d’Italia. La prima stagione del Real Madrid con Zidane termina con la Champions League; la prima stagione della Juventus senza Zidane termina con lo Scudetto.
È probabilmente qui che la vicenda comincia a mostrare tutta la propria eccezionalità. Il Real Madrid non aveva sbagliato a spendere una cifra record e la Juventus non aveva sbagliato a rinunciare al proprio fuoriclasse. Madrid aveva scelto di concentrare valore, Torino aveva scelto di distribuirlo. Madrid aveva comprato il genio. Torino aveva ricostruito l’equilibrio. E avevano cominciato a vincere entrambe.


TRE UOMINI, TRE DESTINI
Con il passare degli anni Buffon, Thuram e Nedvěd dimostrano che quella ricostruzione non era stata una risposta temporanea alla partenza di Zidane, ma l’inizio di un nuovo ciclo. Buffon non sarà semplicemente un grande acquisto: diventerà uno dei più grandi portieri della storia del calcio, una figura identitaria della Juventus e uno degli uomini fondamentali dell’Italia campione del mondo nel 2006. FIFA ricorda Buffon tra i protagonisti centrali di quel trionfo mondiale e la sua prestazione in Germania come una delle grandi espressioni della storia recente del ruolo. Quell’operazione del 2001, osservata con la distanza del tempo, consegna quindi alla Juventus molto più di un portiere straordinario: le consegna un riferimento destinato a identificarsi con il club per una parte enorme della propria carriera.

Thuram arriva a Torino già con una dimensione internazionale straordinaria, campione del mondo con la Francia nel 1998 e campione d’Europa nel 2000, e alla Juventus aggiunge la propria forza e la propria esperienza a una difesa destinata a rimanere ai massimi livelli. Nedvěd compie forse il percorso simbolicamente più affascinante. Arriva nella squadra che ha appena perso Zidane e due anni più tardi, nel dicembre 2003, vince il Pallone d’Oro dopo essere stato protagonista dello Scudetto e della cavalcata juventina fino alla finale di Champions League. Non diventa Zidane. Diventa Pavel Nedvěd. Ed è proprio questo il successo della ricostruzione juventina: la società non aveva cercato una copia del francese, aveva accettato che la squadra dovesse cambiare.


Nel 2003 la Juventus arriva fino alla finale di Champions League contro il Milan a Manchester. Nedvěd, protagonista straordinario della cavalcata europea, non può giocarla per squalifica. La Juventus perderà ai rigori, ma due anni dopo aver ceduto uno dei migliori calciatori del mondo è nuovamente lì, a una partita dalla Coppa dei Campioni. Dall’altra parte Zidane continua a incidere sulla storia del Real Madrid. Due traiettorie nate dalla stessa operazione stanno producendo valore contemporaneamente.

IL REAL MADRID NON AVEVA COMPRATO SOLTANTO CINQUE ANNI DI ZIDANE
Se la vicenda terminasse con la carriera da calciatore del francese, il trasferimento del 2001 sarebbe già uno dei grandi affari del calcio mondiale. Ma non termina lì. Ed è proprio qui che venticinque anni cambiano completamente la prospettiva.
Zidane conclude la propria carriera da calciatore nel 2006 e il Real Madrid è la sua ultima squadra. Con la maglia blanca disputa 227 partite e realizza 49 reti, conquistando una Champions League, una Liga, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea e due Supercoppe di Spagna. Potrebbe essere la conclusione naturale del rapporto. Non lo è.


Zidane rimane legato all’universo Real Madrid e nel 2013 Carlo Ancelotti arriva sulla panchina del club con il francese nel proprio staff tecnico. Dodici anni dopo essere stato presentato come il calciatore più costoso del mondo, Zidane sta imparando un altro mestiere nello stesso luogo. La stagione termina a Lisbona, contro l’Atlético Madrid, con la conquista della Décima. Nel 2002 aveva contribuito alla Champions con il pallone tra i piedi; nel 2014 partecipa alla conquista della decima Coppa dei Campioni madridista accanto ad Ancelotti.
Ma Madrid e Zidane non hanno ancora terminato. Dopo l’esperienza con Ancelotti e il passaggio alla guida del Castilla, nel gennaio 2016 il Real Madrid affida a Zidane la prima squadra.

È il suo primo incarico da capo allenatore ai massimi livelli e pochi mesi dopo è già campione d’Europa. Milano 2016, Real Madrid-Atlético Madrid. Poi Cardiff 2017, Real Madrid-Juventus. Poi Kiev 2018, Real Madrid-Liverpool. Tre Champions League consecutive. UEFA certifica Zidane come il primo allenatore capace di vincere la Coppa dei Campioni per tre stagioni consecutive e registra ancora oggi quella serie di tre successi, 2016, 2017 e 2018.


A questo punto la domanda iniziale torna inevitabilmente: quanto costò realmente Zidane? Circa 150 miliardi di lire. Quello era il prezzo. Ma il prezzo e il valore, venticinque anni dopo, non sono più la stessa cosa. Il Real Madrid aveva acquistato nel 2001 un calciatore che avrebbe segnato uno dei gol più importanti della propria storia europea; quell’uomo sarebbe poi tornato nello staff della squadra della Décima e infine sarebbe diventato l’allenatore di tre Champions League consecutive.
Nel 2001 il Real Madrid pensava di aver comprato un calciatore. Aveva acquistato un pezzo del proprio futuro.


IL PREZZO ERA 150 MILIARDI. IL VALORE È DIVENTATO INESTIMABILE
È forse questo il punto nel quale il mercato smette di essere semplicemente mercato. Un trasferimento ha un prezzo nel momento in cui viene concluso, mentre il suo valore viene determinato da ciò che accade dopo. Nel 2001 tutti conoscevano il prezzo dell’affare. Nel 2026 possiamo finalmente conoscerne il valore. E dopo venticinque anni quel valore è diventato, per entrambe le parti, difficilmente misurabile.
Per Madrid significa Glasgow, il rapporto costruito con uno dei grandi simboli contemporanei del club, la Décima vissuta accanto ad Ancelotti e le tre Champions consecutive conquistate dalla panchina. Per Torino significa aver avuto il coraggio di trasformare la partenza di un fuoriclasse nella costruzione di una squadra differente, consegnando a Lippi uomini come Buffon, Thuram e Nedvěd e tornando immediatamente a vincere.
Il denaro fu contato nel 2001. Il valore ha avuto bisogno del tempo.


2026: L’ULTIMA PORTA
E proprio quando il quarto di secolo offre la distanza perfetta per osservare l’intero percorso, Zidane apre un’altra porta. Il 28 luglio 2026 la Fédération Française de Football annuncia Zinedine Zidane come nuovo commissario tecnico della Francia, successore di Didier Deschamps; l’incarico entra ufficialmente in vigore il 1° agosto 2026. Vent’anni dopo la conclusione della carriera da calciatore, l’uomo che ha attraversato Torino e Madrid, conquistato il mondo con la Francia, vinto la Champions in campo e poi tre volte consecutive dalla panchina riceve una delle responsabilità più grandi del calcio internazionale: guidare i Bleus.


Anche qui il calcio chiude un cerchio suggestivo. Zidane succede a Didier Deschamps: due uomini della Francia campione del mondo del 1998, due ex juventini, due grandi calciatori diventati allenatori. Deschamps ha guidato i Bleus dal 2012 al 2026, conquistando il Mondiale 2018 e la Nations League 2021, oltre ad aver raggiunto la finale dell’Europeo 2016 e quella del Mondiale 2022. Ora quella panchina passa a Zidane.
Il numero 10 della Francia campione del mondo del 1998 è chiamato a guidare una nuova generazione di talento francese. È una nuova sfida e, insieme, l’ultimo fotogramma disponibile di un percorso iniziato molto prima: il ragazzo arrivato alla Juventus nel 1996 è diventato Pallone d’Oro, campione del mondo, campione d’Europa, Galáctico, vincitore della Champions, assistente, allenatore tre volte consecutive campione d’Europa e infine commissario tecnico della propria nazionale, e’ tutto questo rende ancora più impressionante tornare al punto iniziale. 9 luglio 2001. Madrid.


Una presentazione, una maglia bianca, una cifra record: circa 150 miliardi di lire, allora potevamo conoscere soltanto il prezzo.


VENTICINQUE ANNI DOPO
Il mercato calcistico ama i verdetti immediati: chi ha fatto l’affare, chi ha pagato troppo, chi ha venduto troppo presto, chi si è pentito, chi ha guadagnato, chi ha perso. Ma esistono operazioni che chiedono al tempo di essere giudicate. Zidane 2001 è una di queste.
Il Real Madrid pagò una cifra mai raggiunta prima e ottenne ciò che cercava. Zidane vinse la Champions che gli mancava, segnando nella finale del 2002 un gol entrato nella memoria del calcio. Divenne un simbolo del club, tornò accanto ad Ancelotti nella stagione della Décima, diventò allenatore e conquistò tre Champions consecutive. Madrid vinse. Zidane vinse.


La Juventus rinunciò a uno dei più grandi calciatori del mondo e utilizzò quella straordinaria estate di mercato per modificare profondamente la propria struttura. Buffon, Thuram e Nedvěd diventarono colonne della squadra, lo Scudetto arrivò immediatamente e due anni dopo Torino tornò a giocarsi una finale di Champions League. Anche la Juventus vinse.


Non nello stesso modo, non nello stesso momento, non attraverso lo stesso uomo. Ed è precisamente questo a rendere l’operazione straordinaria. Madrid concentrò il proprio investimento nel genio; Torino trasformò la perdita del genio nella costruzione di un nuovo equilibrio. Due filosofie opposte, due percorsi differenti, due storie vincenti.


Nel 2001 il mercato poteva dirci che Zinedine Zidane valeva circa 150 miliardi di lire. Ma non poteva ancora misurare Glasgow, né la lunghissima eredità di Buffon alla Juventus; non poteva prevedere il Pallone d’Oro di Nedvěd, la Décima, le tre Champions consecutive vinte da Zidane dalla panchina o la nuova sfida alla guida della Francia.
Tutte queste cose non avevano ancora un prezzo.


Serviva il tempo. Servivano venticinque anni per arrivare al 2026, voltarsi indietro e mettere finalmente insieme ciò che nel luglio del 2001 nessuno avrebbe potuto vedere contemporaneamente. In quel momento tutti conoscevano il prezzo dell’affare. Oggi possiamo finalmente comprenderne il valore, ed è diventato inestimabile.
Un uomo lasciò Torino. Una società incassò una cifra mai vista. Un’altra accettò di pagarla. Sembrava la storia di una vendita e di un acquisto. Era l’inizio di due grandi storie.
La Juventus vendette Zidane. Il Real Madrid comprò Zidane. Il calcio, quella volta, non dovette scegliere un vincitore. Vinsero tutti.


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