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di Gianluigi Tiberi •
LA FABRIQUE DU PSG, DEUX CHAMPIONS LEAGUE CONSÉCUTIVES RACONTENT LE RÉSULTAT. Tredici trofei raccontano la continuità. Per comprendere ciò che Luis Enrique ha costruito al Paris Saint-Germain bisogna guardare sotto le coppe, dentro un progetto nel quale presidente, direzione sportiva, allenatore, staff e giocatori hanno imparato a muoversi nella stessa direzione. Parigi possedeva talento, risorse e ambizione. Luis Enrique ha contribuito a trasformarli in un metodo.
Luis Enrique entra nel Paris Saint-Germain sapendo perfettamente dove è arrivato. Accanto a lui c’è Nasser Al-Khelaïfi, il presidente che ha accompagnato la trasformazione internazionale del club; nell’area sportiva c’è Luis Campos, responsabile della costruzione della squadra. Davanti c’è una società enorme, abituata ai campioni e ai grandi obiettivi, che sta entrando in una fase differente della propria storia. I ruoli sono distinti ed è proprio questa la loro forza: Al-Khelaïfi governa la visione societaria, Campos individua profili ed equilibri compatibili con quella visione, Luis Enrique deve trasformare tutto questo in calcio. Alla presentazione il tecnico parla immediatamente di lavoro comune, ringrazia presidente e direzione sportiva e mette al centro la costruzione della squadra. Non promette una Champions League, non potrebbe sapere che ne vincerà due consecutivamente, ma indica il processo attraverso il quale vuole provare ad arrivarci. Quel giorno è 5 luglio 2023.
Tre anni dopo quella data assume un peso diverso. Luis Enrique non ha cancellato il PSG precedente e non ha costruito da solo quello attuale. Ha trovato il punto nel quale proprietà, direzione sportiva, staff e giocatori potessero incontrarsi dentro un’identità tecnica precisa. Il cambiamento più evidente riguarda il rapporto fra talento e organizzazione. Parigi continua ad avere grandi calciatori, ma non aspetta necessariamente che un’individualità risolva la partita: è il sistema che deve creare le condizioni perché il talento possa esprimersi. Il pallone serve a comandare spazio e ritmo, il possesso richiede movimento e, quando il PSG perde palla, comincia immediatamente un’altra azione: recuperarla. Luis Enrique ha sintetizzato questa identità spiegando che la squadra deve continuare a giocare secondo gli stessi principi quando vince e quando perde. È l’indipendenza del gioco dal risultato momentaneo.
La finale della Champions League 2025 contro l’Inter rende tutto visibile. Il PSG vince 5-0, il margine più ampio mai registrato in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League, ma dentro quel risultato ci sono pressione, fluidità e occupazione degli spazi. Dembélé orienta l’aggressione senza pallone, la squadra avanza dietro di lui; quando Parigi costruisce, i riferimenti cambiano continuamente, Hakimi può occupare zone interne, centrocampisti e attaccanti si muovono su altezze differenti e l’avversario deve reinterpretare uomini e spazi. Il giocatore non si muove soltanto per ricevere, ma anche per creare il luogo nel quale arriverà un compagno. È qui che il collettivo moltiplica l’individualità. Anche la rosa segue la stessa logica. João Neves, Désiré Doué, Bradley Barcola, Willian Pacho e Nuno Mendes non vengono trattati come semplici promesse: ricevono responsabilità immediata. Persino il leader offensivo lavora per gli altri. Dembélé segna, crea e pressa. Nel metodo Luis Enrique il talento aumenta le responsabilità.
Il 31 maggio 2025 arriva la prima Champions League della storia del Paris Saint-Germain e proprio da quella notte comincia la verifica più difficile. Vincere misura il risultato; tornare a vincere misura la struttura. La Champions successiva costringe Parigi a mostrare qualcosa di nuovo. Non può esistere ogni sera la perfezione del 5-0: arrivano avversari differenti, pressione e partite nelle quali il controllo deve essere conquistato in altri modi. Il PSG impara ad adattarsi senza perdere identità. Il percorso conduce alla finale 2026 contro l’Arsenal: stavolta Parigi deve inseguire, pareggiare, attraversare supplementari e rigori. Vince 4-3 dal dischetto e conquista l’Europa per la seconda stagione consecutiva, diventando il primo club francese con due titoli e soltanto il secondo capace di difendere la Champions nell’era moderna. Nel torneo realizza 45 reti, eguagliando il massimo del Barcellona 1999/2000 in una singola edizione. Quando arriva il momento di alzare ancora la coppa, davanti c’è Marquinhos: il capitano che ha attraversato gli anni della costruzione riporta Parigi sul tetto d’Europa. La sua è un’altra storia, e merita di essere raccontata interamente.
Le due Champions mostrano due facce dello stesso metodo: prima il dominio, poi l’adattamento. Nel 2025 Parigi dimostra di poter imporre completamente il proprio calcio; nel 2026 dimostra di poter vincere anche quando la partita gli chiede altro. Ma il metodo non termina sulla linea laterale. Luis Campos, arrivato al PSG nel 2022, lavora su reclutamento, performance e costruzione della squadra e con Luis Enrique trova una relazione tecnica precisa: non cercare semplicemente il calciatore più famoso, ma quello capace di funzionare nel progetto. Lo stesso allenatore ha spiegato recentemente che molti grandi giocatori desiderano il PSG, ma essere grandi giocatori non significa automaticamente possedere le caratteristiche necessarie per questa squadra. Quando parla di come rafforzarla mette insieme il proprio lavoro, quello del presidente e quello di Campos.
È una delle chiavi della trasformazione. Il presidente definisce la direzione, il direttore costruisce, l’allenatore organizza e sviluppa. Nessuno deve diventare l’altro. Intorno cresce una struttura specializzata nella quale area tecnica, performance, dati, medicina, recupero, videoanalisi, scouting e formazione partecipano alla costruzione quotidiana. Il Campus di Poissy ha rafforzato anche il rapporto tra prima squadra, settore giovanile e sviluppo. Il PSG delle grandi notti europee nasce quindi anche dal PSG che non appare nelle fotografie delle coppe. È la parte più interessante per chi lavora nel calcio: le risorse economiche di Parigi appartengono a pochissimi, ma il principio organizzativo non dipende dal fatturato. Scegliere una direzione, attribuire responsabilità, cercare competenze coerenti e permettere loro di comunicare.
I risultati misurano il percorso. Luis Enrique è arrivato a 13 trofei ed è diventato l’allenatore più titolato nella storia del Paris Saint-Germain. Il club gli ha affidato il futuro fino al 2030 e ha contemporaneamente prolungato i contratti di giocatori che rappresentano presente e futuro. Parigi diventa così una nuova dimensione di una carriera già straordinaria: Sporting Gijón, Real Madrid e Barcellona da calciatore; Barcelona B, Roma, Celta Vigo, Barcellona e Spagna da allenatore. Formazione, grandi campioni, ambienti differenti, il treble del 2015 e la responsabilità di una nazionale. Arrivando al PSG porta tutto questo con sé e aggiunge la costruzione di una nuova egemonia europea lontano dal mondo nel quale aveva raggiunto il primo vertice della propria carriera.
Il PSG possedeva talento e gli ha dato ordine. Possedeva ambizione e ha costruito continuità. Ha scelto giovani e consegnato loro responsabilità. Ha riunito competenze differenti e le ha portate nella stessa direzione. Luis Enrique ha dato a questa struttura una forma riconoscibile sul campo. Le coppe sono l’immagine più luminosa, ma sotto esistono visione, selezione, lavoro, organizzazione e metodo. Una grande disponibilità economica può acquistare talento, una grande partita può consegnare un trofeo, una stagione eccezionale può entrare nella storia; costruire le condizioni per provarci ancora appartiene a un livello differente. Il 5 luglio 2023 Luis Enrique entrava nel Paris Saint-Germain. Oggi il contratto porta fino al 2030. Tra quelle due date ci sono già due Champions League, ma soprattutto la ragione per cui Parigi pensa che possano non rappresentare la fine della storia.
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OFFICIAL FRAME
LUIS ENRIQUE
DAL CAMPO AL METODO
8 MAGGIO 1970 | GIJÓN
Luis Enrique Martínez García nasce nelle Asturie.
SPORTING GIJÓN | LE RADICI
La formazione e l’ingresso nel calcio professionistico.
REAL MADRID | 1991–1996
Cinque stagioni. Liga e Copa del Rey.
BARCELLONA | 1996–2004
Otto stagioni. 355 presenze complessive e 123 reti, di cui 303 presenze e 110 gol nelle competizioni ufficiali. Due Liga, due Coppe del Re, Supercoppa spagnola, Coppa delle Coppe e Supercoppa UEFA.
SPAGNA | 62 PRESENZE · 12 GOL
Tre Mondiali. Oro olimpico | Barcellona 1992.
LA PANCHINA
2008–2011 | BARCELONA B
Formazione e sviluppo.
2011–2012 | ROMA
La prima esperienza fuori dalla Spagna.
2013–2014 | CELTA VIGO
Il consolidamento dell’identità tecnica.
2014–2017 | BARCELLONA
Tre stagioni · nove trofei.
2015 | TREBLE
Liga · Copa del Rey · Champions League.
2018–2022 | SPAGNA
Semifinale EURO 2020 · Finale Nations League 2021.
5 LUGLIO 2023 | PARIGI
Comincia il capitolo Paris Saint-Germain.
IL PSG DI LUIS ENRIQUE
2025 | PRIMA CHAMPIONS
2026 | SECONDA CHAMPIONS CONSECUTIVA
13 TROFEI
2 UEFA Champions League
2 UEFA Super Cup
1 FIFA Intercontinental Cup
3 Ligue 1
2 Coupe de France
3 Trophée des Champions
ALLENATORE PIÙ TITOLATO DELLA STORIA DEL PSG.
TRE CHAMPIONS DA ALLENATORE
2015 | BARCELLONA
2025 | PARIS SAINT-GERMAIN
2026 | PARIS SAINT-GERMAIN
2030 | L’ORIZZONTE
Parigi sceglie la continuità. Il contratto di Luis Enrique arriva fino al 2030.
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KEY MOMENTS
01 | GIJÓN — LE RADICI
Sporting e Asturie costruiscono il calciatore prima ancora che il campione.
02 | BARCELLONA — LA COMPLETEZZA
Otto stagioni da giocatore; anni dopo il ritorno da allenatore. Nel 2015 conquista il treble e la prima Champions dalla panchina.
03 | 5 LUGLIO 2023 — PARIGI
Al-Khelaïfi, Campos, Luis Enrique. Responsabilità differenti cominciano a convergere nello stesso progetto.
04 | 2025–2026 — LA CONTINUITÀ
La prima Champions completa la trasformazione. La seconda consecutiva dimostra che la vittoria può diventare struttura.
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CONNECTION
NASSER AL-KHELAÏFI — LA VISIONE DEL NUOVO PSG
Prima del metodo c’è la direzione. Il presidente, la trasformazione del Paris Saint-Germain e la costruzione dell’ambiente nel quale Luis Enrique ha potuto convertire una visione societaria in identità sportiva.
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INSIDER
LA COMPETENZA NON HA BUDGET
Le risorse economiche del PSG appartengono a pochissimi club. Il principio che sostiene il suo modello appartiene a tutti: definire la direzione, assegnare responsabilità precise, scegliere persone coerenti e permettere alle competenze di lavorare insieme.
PSG — «LES MOYENS CHANGENT. LA VALEUR DE L’ORGANISATION RESTE.»
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Living Sports Encyclopedia



