OPERA di Davide De Vincentiis –
Dalla fondazione del 1897 all’arrivo della famiglia Agnelli (1897-1923)
Nel novembre del 1897 Torino osservava l’ingresso di un nuovo secolo.
Le grandi trasformazioni dell’industria stavano ridisegnando il volto della città. Le officine lavoravano senza sosta, i viali si popolavano di una nuova borghesia, le scuole formavano la futura classe dirigente del Paese e dalle isole britanniche arrivavano idee, innovazioni e sport destinati a lasciare un segno profondo nella società europea. Torino era una città in movimento, una città che guardava avanti, una città che stava imparando a immaginare il futuro.
Fu in quel contesto che prese forma la Juventus.
Tra i banchi del Liceo Classico Massimo d’Azeglio, alcuni giovani studenti decisero di dare vita a una società sportiva che avrebbe attraversato le generazioni. Eugenio Canfari, Enrico Canfari, Umberto Malvano, Luigi Forlano, Carlo Vittorio Varetti e i loro compagni condividevano la passione per un gioco ancora giovane, ma soprattutto la volontà di costruire qualcosa che li rappresentasse.
Attorno a una panchina divenuta nel tempo simbolo delle origini bianconere nacque una storia destinata a superare i confini della città che l’aveva vista nascere.
Il nome scelto racchiudeva già una visione, Juventus, Gioventù.
Una parola latina capace di attraversare i secoli e di raccontare lo spirito di una generazione che guardava al domani con entusiasmo, curiosità e fiducia. Una parola che sarebbe diventata uno dei nomi più riconoscibili dello sport mondiale.
Le prime riunioni si svolsero nell’officina dei fratelli Canfari. In quel luogo fatto di lavoro, idee e passione vennero organizzati gli allenamenti, raccolte le quote sociali e acquistati i primi palloni. L’officina non era soltanto una sede. Era il laboratorio nel quale prendeva forma una delle più straordinarie vicende sportive europee.
Piazza d’Armi divenne il teatro delle prime sfide. Fu lì che la Juventus iniziò a costruire il proprio carattere, confrontandosi con le realtà che stavano dando forma al calcio italiano. Nel 1900 arrivò l’ingresso nel Campionato Italiano. Ogni partita aggiungeva esperienza. Ogni stagione contribuiva a rafforzare un’identità che si stava formando passo dopo passo.
Nel 1903 comparvero i colori bianconeri.
La maglia rosa degli anni delle origini lasciò spazio a una nuova identità visiva destinata a entrare nella storia. Quel passaggio rappresentò molto più di una semplice scelta estetica. Fu l’inizio di un simbolo che avrebbe accompagnato generazioni di calciatori, dirigenti e tifosi in ogni parte del mondo.
Nel 1905 la Juventus conquistò il primo Scudetto della propria storia.
Per la società nata appena otto anni prima tra i banchi di una scuola torinese, quel titolo ebbe il valore di una consacrazione. Il football italiano era ancora agli inizi, ma la Juventus aveva già trovato il proprio posto tra le protagoniste di quel nuovo movimento sportivo. La vittoria del campionato certificò la crescita di un club che stava trasformando l’entusiasmo delle origini in una realtà sempre più solida e autorevole.
Le vittorie accompagnarono una fase di continua evoluzione. La separazione da Alfred Dick nel 1906, la nascita del Torino, le trasformazioni del calcio italiano e gli anni segnati dalla Prima guerra mondiale contribuirono a forgiare il carattere della società. Ogni passaggio lasciò un segno. Ogni difficoltà impose nuove scelte. Ogni stagione aggiunse un tassello alla costruzione dell’identità juventina.
La guerra cambiò il volto dell’Europa e cambiò anche il calcio. Quando il Paese iniziò lentamente a ricostruire il proprio futuro, la Juventus si presentò come una realtà ormai consolidata, capace di guardare avanti senza perdere il legame con la propria storia.
Il 24 luglio 1923 segnò uno dei momenti più importanti della storia bianconera.
In quella data Edoardo Agnelli assunse la presidenza della società.
La Juventus aveva già percorso ventisei anni di strada.




