DOSSIER di Matteo D’Angelo –

L’Europa dei campioni che stanno riscrivendo i limiti dello sport

L’atletica non è soltanto uno sport. È probabilmente la forma più antica della competizione umana. Prima degli stadi, prima delle coppe, prima dei campionati e delle grandi manifestazioni internazionali, esistevano già le sfide che ancora oggi ne rappresentano l’essenza più autentica: correre più veloce, saltare più in alto, lanciare più lontano.


Da migliaia di anni l’uomo continua a inseguire lo stesso obiettivo: superare i propri limiti.
Per questo motivo ogni grande appuntamento internazionale dell’atletica possiede un valore che va oltre il risultato e oltre la semplice assegnazione delle medaglie. Rappresenta un nuovo capitolo di una storia iniziata molto prima dell’epoca moderna e destinata a proseguire ben oltre la nostra generazione.
Gli Europei di Atletica Birmingham 2026 si inseriscono all’interno di questo racconto. Per una settimana il continente si ritroverà nel cuore dell’Inghilterra per osservare da vicino i protagonisti che stanno definendo il presente dell’atletica mondiale. Alcuni sono già entrati nell’élite assoluta dello sport. Altri stanno costruendo il percorso che potrebbe trasformarli nelle leggende di domani.


Birmingham si prepara ad accogliere una delle manifestazioni più importanti dell’intero panorama sportivo europeo. L’Alexander Stadium, divenuto uno dei simboli dell’atletica britannica contemporanea, sarà il palcoscenico sul quale si incontreranno velocisti, mezzofondisti, saltatori e lanciatori provenienti da tutto il continente. Ogni corsia, ogni pedana e ogni settore di gara diventeranno il teatro di una sfida che continua ad affascinare il mondo da generazioni.


L’atletica possiede infatti una caratteristica unica. Ogni epoca ha avuto i propri protagonisti e i propri simboli.
Jesse Owens trasformò Berlino 1936 in una delle pagine più significative della storia dello sport mondiale. Emil Zátopek ridefinì il concetto stesso di resistenza. Abebe Bikila conquistò il mondo correndo a piedi nudi. Pietro Mennea portò l’Italia sul tetto della velocità internazionale. Sara Simeoni rivoluzionò il salto in alto femminile. Carl Lewis dominò un’intera generazione. Sergey Bubka trasformò il salto con l’asta in una continua ricerca dell’impossibile.


Oggi una nuova generazione sta cercando di lasciare la propria impronta nella storia.
Il nome che più di ogni altro rappresenta questo momento è quello di Armand Duplantis. Il fuoriclasse svedese non è semplicemente il miglior saltatore con l’asta della sua epoca. È l’atleta che ha trasformato ogni gara in una sfida contro se stesso. Quando un campione arriva al punto di eliminare ogni reale avversario, l’unico traguardo che rimane da inseguire è il limite della disciplina. Duplantis vive ormai in questa dimensione, sospeso tra la realtà e la continua ricerca di nuove altezze.


Accanto a lui emerge Jakob Ingebrigtsen, simbolo di una nuova concezione del mezzofondo internazionale. Metodo, disciplina, continuità e una preparazione scientifica hanno permesso al norvegese di diventare uno dei riferimenti assoluti dell’atletica contemporanea. La sua storia rappresenta perfettamente il volto moderno di uno sport in continua evoluzione.


Grande attenzione sarà rivolta anche a Femke Bol, protagonista di una delle carriere più brillanti dell’atletica femminile europea, e a Keely Hodgkinson, interprete di una nuova generazione di campionesse che stanno contribuendo ad alzare il livello tecnico e spettacolare della disciplina.
Ma Birmingham 2026 sarà anche il palcoscenico sul quale l’Italia proverà a confermare il percorso di crescita che negli ultimi anni l’ha riportata tra le nazioni più competitive del panorama internazionale.
L’atletica azzurra non si presenta più come semplice outsider.

I risultati ottenuti nelle principali competizioni mondiali ed europee hanno restituito al movimento una credibilità costruita attraverso il lavoro, la programmazione e l’emergere di una nuova generazione di talenti.
Mattia Furlani rappresenta il futuro. Il suo talento e la sua capacità di competere ai massimi livelli nonostante la giovane età lo rendono una delle figure più interessanti dell’intera manifestazione.
Nadia Battocletti rappresenta il presente. Le sue prestazioni nel mezzofondo hanno consolidato il ruolo dell’Italia tra le principali protagoniste europee della disciplina.


Leonardo Fabbri rappresenta la forza e la continuità di un settore che ha saputo riportare il getto del peso italiano ai vertici internazionali.
Larissa Iapichino rappresenta il collegamento ideale tra tradizione e futuro, raccogliendo un’eredità prestigiosa e trasformandola in una storia personale costruita attraverso risultati e personalità.
Gianmarco Tamberi rappresenta il simbolo di una generazione che ha restituito entusiasmo, visibilità e ambizione all’intero movimento atletico nazionale.


Gli Europei di Birmingham offriranno medaglie, record e nuove imprese sportive. Ma come ogni grande manifestazione lasceranno in eredità qualcosa di ancora più importante: nuove storie da raccontare.
Alcune sono già entrate nella leggenda. Altre stanno iniziando proprio adesso il loro percorso.
Per ESPORTIX questo dossier rappresenta molto più della presentazione di una competizione continentale. Rappresenta l’apertura ufficiale di uno dei pilastri fondamentali della cultura sportiva internazionale.


L’atletica è il luogo nel quale nascono record, rivalità, imprese e simboli destinati a essere tramandati nel tempo. È la disciplina che più di ogni altra continua a misurare il rapporto tra l’uomo e il proprio limite.
Quando le luci dell’Alexander Stadium si spegneranno e le ultime medaglie saranno state assegnate, Birmingham 2026 entrerà negli archivi dello sport europeo. Alcuni record resisteranno negli anni. Altri verranno superati, è la natura stessa dell’atletica, ciò che rimarrà saranno le storie.


Le storie dei campioni che hanno vinto. Le storie di coloro che hanno sorpreso il mondo. Le storie di chi ha iniziato proprio qui il cammino verso la grandezza.
Perché l’atletica non misura soltanto secondi, metri e centimetri, misura il desiderio dell’uomo di andare sempre oltre, ed è proprio in questo spazio, sospeso tra il limite e il suo superamento, che continuano a nascere le leggende dello sport.


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