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HERITAGE ENCYCLOPEDIA
EPOCH
THE CHRONOS OF SPORT
di Matteo D’Angelo

28 AGOSTO
1976 / 50 ANNI
1986 / 40 ANNI
1996 / 30 ANNI
2006 / 20 ANNI

Ci sono giorni nei quali lo sport misura la propria grandezza con un cronometro. Altri con una distanza, un risultato, un traguardo.
E poi ci sono giorni nei quali la misura più importante diventa semplicemente il tempo che rimane.
Il 28 agosto attraversa quattro epoche così. Una strada polacca. Una pista di Stoccarda capace di produrre nello stesso giorno un oro atteso per anni e un record del mondo. Una notte finlandese riempita di gol. E infine New York, dove Andre Agassi entra in campo sapendo che da quel momento ogni sconfitta potrà essere l’ultima partita della sua vita da professionista, dal 1976 al 2006, quattro epoche.
Quattro modi completamente differenti di entrare nella storia.


KOWALSKI SI PRENDE LA STRADA VERSO GORZÓW
1976 / 50 ANNI FA
Il 28 agosto 1976 il Giro di Polonia continua il proprio viaggio verso ovest.
La terza tappa in linea porta il gruppo da Piła a Gorzów Wielkopolski attraverso 169 chilometri.
Davanti a tutti arriva Janusz Kowalski.
Il polacco completa la frazione in 3 ore 46 minuti e 44 secondi, precedendo Jan Karaś e Jan Brzeźny.
Kowalski porta sulle strade del Giro di Polonia un nome già importante: due anni prima aveva conquistato il titolo mondiale dilettanti su strada. Ma il 28 agosto contiene anche un piccolo anticipo di ciò che deve ancora accadere.
Quando il Giro di Polonia 1976 arriverà alla conclusione, sarà proprio Janusz Kowalski a vincere la classifica generale.
Quella di Gorzów, allora, non rimane soltanto una tappa.
Diventa una delle fotografie della corsa dell’uomo che, pochi giorni più tardi, porterà a casa l’intero Giro.
28 agosto 1976. Piła-Gorzów Wielkopolski. 169 chilometri. Janusz Kowalski davanti a tutti.


SEBASTIAN COE, L’ORO CHE MANCAVA. E UN GIAVELLOTTO OLTRE IL MONDO
1986 / 40 ANNI FA
Stoccarda, 28 agosto 1986.
Quel giorno il Neckarstadion non assiste a una sola pagina di storia, ne vede due.
Sebastian Coe entra nella finale europea degli 800 metri con una carriera che ha già conosciuto record mondiali, ori olimpici e alcuni dei più grandi duelli del mezzofondo.
Eppure gli manca qualcosa, il grande titolo internazionale proprio sugli 800 metri.
La gara diventa una questione britannica. Coe, Tom McKean e Steve Cram arrivano insieme verso il momento decisivo, sul rettilineo finale Coe passa, il cronometro si ferma a 1’44″50.
Sebastian Coe è campione d’Europa.
McKean è secondo in 1’44″61. Cram terzo in 1’44″88.
Coe. McKean. Cram, tre britannici, tre gradini, l’intero podio europeo.
Ma mentre Coe conquista ciò che aveva inseguito per anni, nello stesso stadio un’altra atleta ha già fatto qualcosa che supera persino il confine di un campionato continentale.
Si chiama Fatima Whitbread, qualificazioni del giavellotto femminile.
Primo lancio, il giavellotto parte, vola, continua a volare, poi cade, 77,44 METRI, è record del mondo.
Whitbread supera il precedente limite di Petra Felke e trasforma una qualificazione in storia. Il giorno successivo conquisterà anche il titolo europeo.
Nello stesso 28 agosto, nello stesso stadio, accadono così due cose completamente differenti.
Un uomo conquista finalmente il titolo che gli mancava.
Una donna manda un giavellotto dove nessun’altra era mai arrivata, 1’44″50, 77,44 metri.
Stoccarda, per un giorno, diventa una delle capitali della storia dello sport.


FINLANDIA, OTTO GOL IN UNA NOTTE
1996 / 30 ANNI FA
Helsinki, 28 agosto 1996.
La Finlandia torna sul ghiaccio della prima World Cup of Hockey ventiquattro ore dopo aver battuto 7-3 la Repubblica Ceca, questa volta davanti c’è la Germania.
Dopo poco più di cinque minuti hanno già segnato Hannu Virta e Jari Kurri.
Alla prima sirena:
3-0.
Alla seconda:
6-2.
Alla fine:
8-3.
Jere Lehtinen segna due volte. Nel tabellino entrano anche Teemu Selänne, Mika Nieminen, Mika Strömberg e Saku Koivu, otto reti.
Sommiamole alle sette realizzate il giorno precedente.
15 gol in due partite.
Il 27 agosto: 7-3.
Il 28 agosto: 8-3.
Per quarantotto ore Helsinki vede la Finlandia trasformare la prima World Cup in una raffica offensiva.
Trent’anni dopo rimangono soprattutto due tabelloni consecutivi.
7-3. 8-3.
Quindici volte il disco dentro una porta avversaria.


ANDRE AGASSI, UNA VITTORIA PER NON DIRE ANCORA ADDIO
2006 / 20 ANNI FA
New York. 28 agosto 2006.
Andre Agassi entra nell’Arthur Ashe Stadium.
Ha 36 anni, ha vinto otto tornei del Grande Slam, è stato numero uno del mondo, ha attraversato vent’anni di tennis, avversari, generazioni, vittorie, cadute e ritorni.
Ma questa volta entra in campo portandosi dietro una certezza che cambia il significato di ogni punto.
Ha già annunciato che quello sarà l’ultimo torneo della sua carriera.
Da quel momento il tennis diventa brutalmente semplice, vincere significa continuare.
Perdere significa finire, dall’altra parte della rete c’è Andrei Pavel.
E Pavel non è venuto a partecipare a una celebrazione.
Vince il primo set al tie-break, Agassi prende il secondo, ancora al tie-break.
Poi arriva il terzo, Pavel sale 4-0.
Per qualche minuto la fine sembra improvvisamente vicinissima, New York guarda, Agassi reagisce.
Un game, poi un altro, poi un altro ancora.
Ne vince cinque consecutivi, il set torna vivo, si arriva ancora al tie-break, Agassi lo prende.
Il quarto finisce 6-2.
Dopo 3 ore e 31 minuti, il tabellone racconta:
6-7, 7-6, 7-6, 6-2.
Andre Agassi ha vinto.
Ma quella sera la parola più importante non è vittoria, è ancora, ancora una partita.
Ancora una volta dentro l’Arthur Ashe Stadium.
Ancora qualche ora prima che una carriera durata due decenni diventi definitivamente memoria.
Sappiamo ciò che accadrà dopo. Agassi supererà anche Marcos Baghdatis in un’altra battaglia memorabile. Poi Benjamin Becker chiuderà definitivamente la sua carriera, ma non il 28 agosto.
Non quella notte, quella notte un uomo di 36 anni, sotto 0-4 nel terzo set, trova ancora dentro di sé cinque game consecutivi e il modo di rimandare il proprio addio.
Per altre tre ore e trentuno minuti, Andre Agassi riesce a fare una cosa che nessun campione può fare per sempre, fermare il tempo.


OFFICIAL FRAME • HERITAGE
THE DAY IN NUMBERS
Una strada. Due misure dell’atletica. Una raffica sul ghiaccio. Una partita giocata contro qualcosa di molto più grande di un avversario.
Il 28 agosto lascia i propri numeri.
169 • CHILOMETRI • PIŁA → GORZÓW WIELKOPOLSKI
La terza tappa del Giro di Polonia 1976. La vince Janusz Kowalski, futuro vincitore della classifica generale.
1’44″50 • ORO EUROPEO • SEBASTIAN COE
Il grande titolo internazionale degli 800 metri che mancava alla carriera di uno dei più grandi mezzofondisti della storia.
77,44 • METRI • FATIMA WHITBREAD
Un solo lancio nelle qualificazioni. Abbastanza per stabilire il nuovo record mondiale del giavellotto.
8-3 • FINLANDIA-GERMANIA • WORLD CUP
Otto gol il 28 agosto dopo i sette realizzati il giorno precedente. Quindici reti finlandesi in due partite.
3h31′ • ANDRE AGASSI • ANCORA
Il tempo necessario per battere Andrei Pavel e impedire che il suo ultimo US Open diventasse, già quella notte, la sua ultima partita.


169 chilometri. 1’44″50. 77,44 metri. Otto gol. Tre ore e trentuno minuti.
Cinque numeri, quattro epoche, una sola data, 28 AGOSTO


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La storia che resta
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